Mi si chiede se mi manca la Cina. No, non mi manca. Ancora.
Qui è estate, il cielo è aperto, la sera l'aria è fresca e invitante. Gli odori, specialmente nei posti un pò
fuorimano
sono attraenti, interessanti, naturali.
Gli ultimi giorni l'aria di Pechino era satura, inquinata. Come sempre, sia chiaro.
solo che ero stata nello Hunan con mio padre, in mezzo alla foresta, e poi sul fiume, e non ci sarei proprio voluta tornare nella grande metropoli.
Quando ci sono tornata mi sono accorta che sì, certo, mi ero affezionata. Un anno di avventure, emozioni(!!!), vai e vieni, problemi, crescita. E aggiungeteci pure un'altra sfilza di sostantivi pertinenti, a me non va.
Un anno, ok. Un anno del tipo che alla fine, quando arrivi in Italia, dopo aver versato le due lacrimucce alla vista del vesuvio (e ok, questo vale solo per me, credo), ti chiedi: cosa è successo?
mi sembra di essere stata catapultata qui e alle domande postemi, non so rispondere.
So solo che gli ultimi giorni Pechino era ricoperta di grigio e non c'era nessuno. o quasi.
Manuela ed io non sapevamo bene che farcene di quel pugno di ore, da organizzare e impacchettare nella maniera più ordinata possibile. alla fine non ce ne siamo fatte nulla.
Il campus era vuoto, la mensa praticamente deserta.
Il dormitorio si era riempito di americani, nessun italiano ad invadere il solito bar. I camerieri tristi, privi di italiani caciaroni, già speravano nel settembre salvifico, che avrebbe riportato il gruppo di italiani, un gruppo tutto nuovo, fiducioso e titubante.
Non eravamo le uniche reduci, c'era anche Daniel, il cantante-bassista-autore del famoso gruppo Happy go Shop. Il nostro gruppo, in realtà. nemmeno poi così famoso.
Daniel che da ragazzo timido in sovrappeso, dopo un anno era diventato un ragazzo timido, in sovrappeso e ottimista. Siamo andati, l'ultima sera, a mangiare al giapponese all u can eat e dopo aver mangiato come porci siamo andati a farci un mohito.
dopo un paio di mohito(s), una freccetta rotta (meno male che non c'erano telecamere..), due partite a biliardino (meno male che quella pallina non mi ha preso,ci avrei rimesso un occhio), è iniziato lo spettacolo di baristi acrobati. fuoco, scintille, salti mortali di bottiglie piene d'alcol.
finale poco folkloristico ma assai impressionante.
venerdì 31 luglio 2009
martedì 23 giugno 2009
la mia vita si divide allegramente tra casa, scuola, ristoranti e spaccio.
Oggi la tipa dello spaccio mi ha fatta innervosire pi˘ del solito, ma ho glissato elegantemente.
c'Ë una nebbia che non si vede a un palmo dal naso, direbbero gli antichi e io volevo solo comprare una bottiglia
d'acqua.
Lo spaccio era vuoto ed io avevo la mia bottiglia in braccio. piu che una bottiglia Ë una tanica, comunque.
non c'era un'anima viva a parte due ragazzi, uno cinese e uno uzbeko (ormai ho il radar per gli uzbeki..sar‡ che vivo
con un fantasma uzbeko), alle prese con numeri di telefono e grasse risate, e poi la solita cassiera stronza.
mentre arrivo alla cassa, sopraggiunge un bel coreano che ruba l'attenzione dell'orrido mostro dal ghigno malefico,
che improvvisamente diventa una malleabile e amabile pulzella pronta a offrire il suo aiuto. il giovane
le chiede di aiutarla con il suo telefono perchË ancora non sa come farsi la ricarica.
ricordo ancora la prima volta che mi recai a comprare una ricarica.
le chiesi di darmene una e lei per poco non me la buttÚ in faccia. poi le chiesi se sapeva il numero che dovevo chiamare,
con un grugnito mi rispose che dovevo dirle il mio gestore di telefonia. all'epoca non sapevo nemmeno
ripetere il mio nome ad alta voce. le feci vedere il mio numero, ma non le bastÚ, mi cacciÚ in malo modo.
vederla cosÏ gentile e disponibile con quel ragazzo, mi ha ricordato di quando fece pagare le birre 2.50 kuai a Ian e Jass,
mentre a Manuela e Martina le aveva fatte pagare 6. Non ci potevo credere, all'epoca.
ma c'era una spiegazione: le birre da 2.50 kuai sono false, sono quelle riempite nuovamente, quelle riciclate.
da qualche parte ci sar‡ una sorgente di birra, la immagino sgorgare dal sottosuolo, e deve essere dannatamente nociva.
In ogni caso
io dovevo pagare la mia acqua, questione di due secondi, lo spaccio era vuoto
ma lei no, mi aveva visto, mi aveva lanciato un'occhiata mortale e mi stava deliberatamente ignorando.
Io ho conservato la classe che mi contraddistingue e sono andata a posare l'acqua. era una sfida. il ragazzo dello spaccio
Ë improvvisamente comparso da dietro una scaffaltura, si Ë scusato e mi ha fatto pagare.
uscendo le ho lanciato un occhiata mortale, lei era ancora alle prese con la ricarica.
alla prossima.
Oggi la tipa dello spaccio mi ha fatta innervosire pi˘ del solito, ma ho glissato elegantemente.
c'Ë una nebbia che non si vede a un palmo dal naso, direbbero gli antichi e io volevo solo comprare una bottiglia
d'acqua.
Lo spaccio era vuoto ed io avevo la mia bottiglia in braccio. piu che una bottiglia Ë una tanica, comunque.
non c'era un'anima viva a parte due ragazzi, uno cinese e uno uzbeko (ormai ho il radar per gli uzbeki..sar‡ che vivo
con un fantasma uzbeko), alle prese con numeri di telefono e grasse risate, e poi la solita cassiera stronza.
mentre arrivo alla cassa, sopraggiunge un bel coreano che ruba l'attenzione dell'orrido mostro dal ghigno malefico,
che improvvisamente diventa una malleabile e amabile pulzella pronta a offrire il suo aiuto. il giovane
le chiede di aiutarla con il suo telefono perchË ancora non sa come farsi la ricarica.
ricordo ancora la prima volta che mi recai a comprare una ricarica.
le chiesi di darmene una e lei per poco non me la buttÚ in faccia. poi le chiesi se sapeva il numero che dovevo chiamare,
con un grugnito mi rispose che dovevo dirle il mio gestore di telefonia. all'epoca non sapevo nemmeno
ripetere il mio nome ad alta voce. le feci vedere il mio numero, ma non le bastÚ, mi cacciÚ in malo modo.
vederla cosÏ gentile e disponibile con quel ragazzo, mi ha ricordato di quando fece pagare le birre 2.50 kuai a Ian e Jass,
mentre a Manuela e Martina le aveva fatte pagare 6. Non ci potevo credere, all'epoca.
ma c'era una spiegazione: le birre da 2.50 kuai sono false, sono quelle riempite nuovamente, quelle riciclate.
da qualche parte ci sar‡ una sorgente di birra, la immagino sgorgare dal sottosuolo, e deve essere dannatamente nociva.
In ogni caso
io dovevo pagare la mia acqua, questione di due secondi, lo spaccio era vuoto
ma lei no, mi aveva visto, mi aveva lanciato un'occhiata mortale e mi stava deliberatamente ignorando.
Io ho conservato la classe che mi contraddistingue e sono andata a posare l'acqua. era una sfida. il ragazzo dello spaccio
Ë improvvisamente comparso da dietro una scaffaltura, si Ë scusato e mi ha fatto pagare.
uscendo le ho lanciato un occhiata mortale, lei era ancora alle prese con la ricarica.
alla prossima.
mercoledì 17 giugno 2009
altro post frega-censura
Mangiavo una banana.
Ho scoperto che hanno chiuso il fruttivendolo dove per un anno ho comprato pomodori, melanzane, zucchine e uova.
quello con il pezzo di carne schiaffato sul tavolo, per intenderci.
Era costoso, era ladro, ma era umido e mi ci ero affezionata.
Ecco che Ë sparito e sono costretta, per comprare un paio di pomodori, a recarmi allo spaccio, che Ë un posto che detesto.
non solo perchË Ë veramente costoso, ma soprattutto perchË la cassiera, che noi amichevolmente chiamiamo "la stronza",
Ë una ragazza davvero poco simpatica. Non ho nulla da ridire sulla sua permanente, che per carit‡, ma ho davvero da dire
sulla sua espressione costantemente infastidita e sul suo sarcasmo mal riuscito.
Potrei narrare pi˘ di un episodio in cui l'avrei volentieri strozzata col filo del telefono a cui Ë perennemente attaccata,
ma sfortunatamente per il vicinato non mi sono presa la responsabilit‡ della sua morte.
Una cosa che devo fare prima di andarmene: dire alla stronza che Ë una stronza.
In ogni caso mangiavo una banana, quando vidi i due merli, nelle loro gabbie, fissarmi.
Mi sono avvicinata e loro mi seguivano con lo sguardo. chi aveva appeso lì quei due merli? uno dei due mi gracchiò,
per darmi il benvenuto. o per cacciarmi.
ma io ero davvero incuriosita, per cui credo di essere rimasta lì una decina di minuti a fare versi.
poi ho provato a dare a ciascuno un pezzo di banana, ma quei due uccelli erano particolarmente stupidi,
se la sono fatti cadere dal becco e ho dovuto aiutarli a recuperarli almeno tre volte, poi mi sono stancata.
e che diamine. stupidi uccelli.
In ogni caso se c'è una cosa che mi è mancata è il contatto con gli animali.
a questo proposito ricordo un bellissimo incontro di qualche giorno fa, col gatto del parco.
giravo senza meta, indossavo il mio ormai famoso cappello alla micheal jackson, piovigginava ed ero triste.
ad un tratto lo vedo venirmi incontro, grasso e sporco. si ferma davanti a me.
non c'era nessuno, solo il silenzio e la pioggia. Mi fa miao, io mi accovaccio. non ho nulla da mangiare, allora
lui semplicemente mi si siede accanto. siamo rimasti così, immobili, vicini, ma senza toccarci e guardarci.
sentivo la sua presenza, forse addirittura il calore del suo pelo, ma nient'altro.
sono stata io ad alzarmi, avevo un crampo. lui mi ha seguito per un pò, poi è scomparso in un cespuglio.
Ho scoperto che hanno chiuso il fruttivendolo dove per un anno ho comprato pomodori, melanzane, zucchine e uova.
quello con il pezzo di carne schiaffato sul tavolo, per intenderci.
Era costoso, era ladro, ma era umido e mi ci ero affezionata.
Ecco che Ë sparito e sono costretta, per comprare un paio di pomodori, a recarmi allo spaccio, che Ë un posto che detesto.
non solo perchË Ë veramente costoso, ma soprattutto perchË la cassiera, che noi amichevolmente chiamiamo "la stronza",
Ë una ragazza davvero poco simpatica. Non ho nulla da ridire sulla sua permanente, che per carit‡, ma ho davvero da dire
sulla sua espressione costantemente infastidita e sul suo sarcasmo mal riuscito.
Potrei narrare pi˘ di un episodio in cui l'avrei volentieri strozzata col filo del telefono a cui Ë perennemente attaccata,
ma sfortunatamente per il vicinato non mi sono presa la responsabilit‡ della sua morte.
Una cosa che devo fare prima di andarmene: dire alla stronza che Ë una stronza.
In ogni caso mangiavo una banana, quando vidi i due merli, nelle loro gabbie, fissarmi.
Mi sono avvicinata e loro mi seguivano con lo sguardo. chi aveva appeso lì quei due merli? uno dei due mi gracchiò,
per darmi il benvenuto. o per cacciarmi.
ma io ero davvero incuriosita, per cui credo di essere rimasta lì una decina di minuti a fare versi.
poi ho provato a dare a ciascuno un pezzo di banana, ma quei due uccelli erano particolarmente stupidi,
se la sono fatti cadere dal becco e ho dovuto aiutarli a recuperarli almeno tre volte, poi mi sono stancata.
e che diamine. stupidi uccelli.
In ogni caso se c'è una cosa che mi è mancata è il contatto con gli animali.
a questo proposito ricordo un bellissimo incontro di qualche giorno fa, col gatto del parco.
giravo senza meta, indossavo il mio ormai famoso cappello alla micheal jackson, piovigginava ed ero triste.
ad un tratto lo vedo venirmi incontro, grasso e sporco. si ferma davanti a me.
non c'era nessuno, solo il silenzio e la pioggia. Mi fa miao, io mi accovaccio. non ho nulla da mangiare, allora
lui semplicemente mi si siede accanto. siamo rimasti così, immobili, vicini, ma senza toccarci e guardarci.
sentivo la sua presenza, forse addirittura il calore del suo pelo, ma nient'altro.
sono stata io ad alzarmi, avevo un crampo. lui mi ha seguito per un pò, poi è scomparso in un cespuglio.
venerdì 5 giugno 2009
post censurato con escamotage
nonostante la censura, ecco che pubblico ancora, con un escamotage.
in realt‡ non ricordo nemmeno dove sono finita, in Mongolia.
Diciamo che per ora aprirÚ una parentesi e con una prolessi, per dirla tecnicamente, canterÚ dell'arrivo di mia madre a Pechino.
laddove madre Ë un termine comprensivo di Antonio, Carlomanzo e Mimmino.
Gi‡ a dirla cosÏ sembra una puntata dei Simpson.
Come era gi‡ stato previsto, la mia mamma ha sconvolto la Cina. O meglio, credo che abbia sconvolto gran parte dei cinesi che si sono ritrovati sul suo cammino. Il che per loro in realt‡ non Ë stato nemmeno un male dato che lasciavano mance ad ogni piË sospinto, guardandosi attorno e chiedendosi l'un l'altro se fosse il caso di lasciare mance.
ma cominciamo dal principio, che non Ë il loro arrivo a Pechino, ma il loro approdo a Shanghai, di cui potremmo mostrare almeno un migliaio di diapositive, ma non lo faremo.
La quotidianit‡ Shanghaiese si svolgeva tra ristoranti di lusso e grattacieli, prezzi stratosferici e vita da gran signori.
Arrivati qui a Pechino purtroppo i livelli si sono dovuti abbassare e non poco.
A vedere la stanza che avevo prenotato per loro, che pure non era male, un moto di disgusto li ha costretti a prendere una stanza "un pÚ meglio", o che almeno non odorasse di muffa. Quanti vizi questi shanghaiesi.
La vita pechinese si Ë svolta tra templi, giardini, piazze, e KFC, meglio conosciuto come JFK.
l'ottanta percento del tempo perÚ, credo di poter affermare in maniera piuttosto verosimile, si Ë svolto nei taxi "che tanto costano poco", e quindi giammai una metro, se non una volta. ma rischiando di svenire dallo sforzo.
e meno male che mia madre s'era tanto raccomandata che voleva un albergo vicino alla metro, ma credo pi˘ per fare scena che per altro.
le esperienze comuni sono state piuttosto culinarie. In effetti non ho avuto il coraggio e la pazienza di accompagnarli per i templi, i giardini, le piazze e i JFK. Mi sono limitata a scortarli per pranzi, cene e shopping, e sono spesso andata a trovarli in albergo, incrociando ogni volta una quantit‡ spropositata di neri, tutti provenienti dal Mali.
e qui aprirei un'interessante parentesi sui pranzi e le cene, dato che non mi Ë assolutamente possibile aprirla sul Mali.
Forse alcuni sosterranno che la mia guida Ë stata inutile, ma io ovviamente tirerÚ acqua al mio mulino sottolineando che, a parte l'erronea ordinazione del polmone di maiale da lanciare nell'hot pot, non Ë stata colpa mia!
per esempio, le frattaglie di pollo chi le ha ordinate?
invece devo dire che al giapponese sono stata artefice della nascita di un amore tra mimmino e il sushi, cosa di cui potrÚ andare fiera per il resto dei miei giorni.
Vado un pÚ meno fiera perÚ dell'amore nato tra mia madre e l'anguilla, ma questa Ë un'altra storia.
ma che dire dello splendido gesto di rottura fra mimmino e il bicchiere? un litigio che ci (gli) costÚ carissimo, ben 5 euro.
e che dire dell'errore mai volontario di carlomanzo che cancellÚ tutte le MERAVIGLIOSE e oserei dire STORICAMENTE INDISPENSABILI fotografie dalla scheda della macchina fotografica?
e i maledetti tassisti che fingevano di non capire, di essere sordi, di avere disturbi maniaco-depressivi pur di non portarci a casa mia?
per quanto riguarda gli acquisti, mi stanco solo al pensiero di mia madre, eterna indecisa, che girava come un cane cieco, in direzione di un fantomatico regalo per la qualunque.
siamo arrivati a un punto che mentre si discuteva il prezzo di una camicia lei fosse gi‡ tre negozi pi˘ avanti a chiedersi se forse fosse giusto regalare una camicia e non un copricuscino e un piatto.
se fosse stato per lei avremmo dovuto montare una tenda lÏ e accendere un fuoco da alimentare con bacchette e pennelli. ma ci scommetto che nemmeno quelli fossero di legno.
a suon di insulti siamo perÚ riusciti a sbrigarcela, con antonio che parlava ai cinesi in perfetto napoletano e quelli, ovviamente, capivano.
Mia madre Ë riuscita poi, in corner, a comprare per se stessa due paia di scarpe. Antonio, invece, un cappello da uomo misterioso e un pÚ vecchio (ricorderÚ a questo punto che la mia amica Manuela gli dette del lei, dopo aver dato del tu a chiunque, perfino a mia madre).
il mio compleanno ha visto carlomanzo arrendersi ad una malattia immaginaria, detta anche pigrite, e i poveri mamma antonio e mimmino sotto le fatiche di una casa che era un cumulo di polvere e bottiglie.
per una serata Ë addirittura sembrata una casa di gente civile.
insomma, ne sono successe di cose, in quel di Pechino, che seppur non lussuosa e ricca come Shanghai, ha offerto alla piccola rappresentanza della motorizzazione uno scorcio di accogliente Cina.
a meno che carlo e mimmino non decidano per la separazione consensuale, siete e sarete sempre i benvenuti!
in realt‡ non ricordo nemmeno dove sono finita, in Mongolia.
Diciamo che per ora aprirÚ una parentesi e con una prolessi, per dirla tecnicamente, canterÚ dell'arrivo di mia madre a Pechino.
laddove madre Ë un termine comprensivo di Antonio, Carlomanzo e Mimmino.
Gi‡ a dirla cosÏ sembra una puntata dei Simpson.
Come era gi‡ stato previsto, la mia mamma ha sconvolto la Cina. O meglio, credo che abbia sconvolto gran parte dei cinesi che si sono ritrovati sul suo cammino. Il che per loro in realt‡ non Ë stato nemmeno un male dato che lasciavano mance ad ogni piË sospinto, guardandosi attorno e chiedendosi l'un l'altro se fosse il caso di lasciare mance.
ma cominciamo dal principio, che non Ë il loro arrivo a Pechino, ma il loro approdo a Shanghai, di cui potremmo mostrare almeno un migliaio di diapositive, ma non lo faremo.
La quotidianit‡ Shanghaiese si svolgeva tra ristoranti di lusso e grattacieli, prezzi stratosferici e vita da gran signori.
Arrivati qui a Pechino purtroppo i livelli si sono dovuti abbassare e non poco.
A vedere la stanza che avevo prenotato per loro, che pure non era male, un moto di disgusto li ha costretti a prendere una stanza "un pÚ meglio", o che almeno non odorasse di muffa. Quanti vizi questi shanghaiesi.
La vita pechinese si Ë svolta tra templi, giardini, piazze, e KFC, meglio conosciuto come JFK.
l'ottanta percento del tempo perÚ, credo di poter affermare in maniera piuttosto verosimile, si Ë svolto nei taxi "che tanto costano poco", e quindi giammai una metro, se non una volta. ma rischiando di svenire dallo sforzo.
e meno male che mia madre s'era tanto raccomandata che voleva un albergo vicino alla metro, ma credo pi˘ per fare scena che per altro.
le esperienze comuni sono state piuttosto culinarie. In effetti non ho avuto il coraggio e la pazienza di accompagnarli per i templi, i giardini, le piazze e i JFK. Mi sono limitata a scortarli per pranzi, cene e shopping, e sono spesso andata a trovarli in albergo, incrociando ogni volta una quantit‡ spropositata di neri, tutti provenienti dal Mali.
e qui aprirei un'interessante parentesi sui pranzi e le cene, dato che non mi Ë assolutamente possibile aprirla sul Mali.
Forse alcuni sosterranno che la mia guida Ë stata inutile, ma io ovviamente tirerÚ acqua al mio mulino sottolineando che, a parte l'erronea ordinazione del polmone di maiale da lanciare nell'hot pot, non Ë stata colpa mia!
per esempio, le frattaglie di pollo chi le ha ordinate?
invece devo dire che al giapponese sono stata artefice della nascita di un amore tra mimmino e il sushi, cosa di cui potrÚ andare fiera per il resto dei miei giorni.
Vado un pÚ meno fiera perÚ dell'amore nato tra mia madre e l'anguilla, ma questa Ë un'altra storia.
ma che dire dello splendido gesto di rottura fra mimmino e il bicchiere? un litigio che ci (gli) costÚ carissimo, ben 5 euro.
e che dire dell'errore mai volontario di carlomanzo che cancellÚ tutte le MERAVIGLIOSE e oserei dire STORICAMENTE INDISPENSABILI fotografie dalla scheda della macchina fotografica?
e i maledetti tassisti che fingevano di non capire, di essere sordi, di avere disturbi maniaco-depressivi pur di non portarci a casa mia?
per quanto riguarda gli acquisti, mi stanco solo al pensiero di mia madre, eterna indecisa, che girava come un cane cieco, in direzione di un fantomatico regalo per la qualunque.
siamo arrivati a un punto che mentre si discuteva il prezzo di una camicia lei fosse gi‡ tre negozi pi˘ avanti a chiedersi se forse fosse giusto regalare una camicia e non un copricuscino e un piatto.
se fosse stato per lei avremmo dovuto montare una tenda lÏ e accendere un fuoco da alimentare con bacchette e pennelli. ma ci scommetto che nemmeno quelli fossero di legno.
a suon di insulti siamo perÚ riusciti a sbrigarcela, con antonio che parlava ai cinesi in perfetto napoletano e quelli, ovviamente, capivano.
Mia madre Ë riuscita poi, in corner, a comprare per se stessa due paia di scarpe. Antonio, invece, un cappello da uomo misterioso e un pÚ vecchio (ricorderÚ a questo punto che la mia amica Manuela gli dette del lei, dopo aver dato del tu a chiunque, perfino a mia madre).
il mio compleanno ha visto carlomanzo arrendersi ad una malattia immaginaria, detta anche pigrite, e i poveri mamma antonio e mimmino sotto le fatiche di una casa che era un cumulo di polvere e bottiglie.
per una serata Ë addirittura sembrata una casa di gente civile.
insomma, ne sono successe di cose, in quel di Pechino, che seppur non lussuosa e ricca come Shanghai, ha offerto alla piccola rappresentanza della motorizzazione uno scorcio di accogliente Cina.
a meno che carlo e mimmino non decidano per la separazione consensuale, siete e sarete sempre i benvenuti!
giovedì 4 giugno 2009
VENTENNALE FANTASMA
in qualche modo sfuggo alla censura per commemorare questo giorno e dire:
sì, hanno vinto. non solo li hanno uccisi, hanno anche fatto dimenticare.
il professore oggi in classe ci ha detto che lui 20 anni fa c'era, in piazza. All'epoca protestava, ma ora ha capito che invece Deng xiaoping aveva ragione e ha avuto ragione a reprimere tutto, anche a costo di versare sangue, perchè lui ci aveva visto lungo e la Cina, se non fosse stata per quell'evento, ora non sarebbe così.magari sarebbe meglio, pensavamo tutti.ma nessuno ha detto nientecosa vuoi dire a un 40 che ha fatto una fine del genere?e a tutti quelli che hanno preferito dimenticare.
La mia language partner mi ha chiesto di raccontarle quello che è successo 20 anni fa, perchè loro non ne sanno nulla. ci proverò, ma temo di ferirla.
oggi, a tiananmen, non c'era nessuno.solo uno, un piccolo cinese con una maglietta bianca su cui erano scritti due ideogrammiche tradotti significano pressappoco
dimenticato
sì, hanno vinto. non solo li hanno uccisi, hanno anche fatto dimenticare.
il professore oggi in classe ci ha detto che lui 20 anni fa c'era, in piazza. All'epoca protestava, ma ora ha capito che invece Deng xiaoping aveva ragione e ha avuto ragione a reprimere tutto, anche a costo di versare sangue, perchè lui ci aveva visto lungo e la Cina, se non fosse stata per quell'evento, ora non sarebbe così.magari sarebbe meglio, pensavamo tutti.ma nessuno ha detto nientecosa vuoi dire a un 40 che ha fatto una fine del genere?e a tutti quelli che hanno preferito dimenticare.
La mia language partner mi ha chiesto di raccontarle quello che è successo 20 anni fa, perchè loro non ne sanno nulla. ci proverò, ma temo di ferirla.
oggi, a tiananmen, non c'era nessuno.solo uno, un piccolo cinese con una maglietta bianca su cui erano scritti due ideogrammiche tradotti significano pressappoco
dimenticato
mercoledì 13 maggio 2009
Gita in Mongolia Atto I
Sveglia alle 4 e mezzo del mattino, come nelle migliori gite in stile cinese.
Il programma era arrivare all'agenzia di viaggi alle sei, sei e mezzo, e lì vi avremmo trovato il comodo bus che in poco meno di sette ore ci avrebbe portati nelle lande desolate della mongolia interna.
Ovviamente ad aspettarci c'era un pullmanino già carico carico di:
una famigliola coreana: mamma, papà, bimbo, e giovane zia (probabilmente sorella della madre), supporto pratico alle attività dell'infante (tipo: reggere il cucchiaio durante il pranzo, mentre la mamma gli puliva la boccuccia dagli impropri sbavi di cibo)
una coppietta thailandese, lei alta un metro e 40, lui alto circa 2 metri e. un bell'assortimento.
tre ragazze di nazionalità diversa: una coreana, una malesiana e una ragazza col velo di chissà dove, che d'ora in poi chiamerò le tre sguinzie, per brevità.
Il piccolo e affollato bus si rivela già dal principio un inferno, ci ritroviamo in sei in coda al bus, uno spazio strettissimo, ed è da allora che inizia l'odio, covato in silenzio, per la coppia thailandese, che invece occupa un comodo sedile per due persone.
Iniziano piani loschissimi per rubare loro il posto, piani (anticipo) tutti accuratamente sventati dalla furba scelta della coppia di lasciare gli zaini sui sedili ogni qualvolta si scendeva dal bus. Maledetti.
Il primo viaggio si rivela davvero stancante,ma una volta raggiunta la mongolia interna la prima tappa è un ristorante. Ivi gustammo una specialità del luogo (ma anche no), ovvero l'hot pot. Inutile dire che lo avevamo mangiato anche la sera prima a cena.
Ma cos'è l'hot pot?
E' un metodo di cottura. Al centro del tavolo c'è un buco e sotto il buco una bombola che alimenta una fiamma sulla quale viene posizionata una pentola. Nella pentola vi è una specie di zuppa in cui galleggiano varie spezie, zuppa che puo essere piccante (color rosso vivo inquietante) oppure insapore(color beige). Il tutto consiste nell'ordinare cibarie congelate che vengono gettate in queste zuppe in ebollizione e dopo un'attesa più o meno breve, con le bacchette (in teoria) dovresti recuperare i cibi dalla zuppa e posizionarli nel tuo piatto personale.
Se ho aggiunto quel "in teoria" non è ovviamente un caso.
Si devono infatti prendere in considerazione una serie di fattori.
Primo, la pentola centrale è in comune all'intero tavolo. Più persone mangiano, più cibo viene ordinato, ma per una strana legge matematica, il cibo che tu riesci a recuperare diminuisce esponenzialmente con l'aumentare del numero di partecipanti al banchetto.
Inoltre le bacchette non sono certo uno strumento a cui siamo avvezzi. Nonostante un anno di pratica ci sono cose che ancora mi sembrano illusioni ottiche a vederle fare da loro. Tipo recuperare la loro "pasta" (tipo spaghetti), da quelle zuppe brontolanti.
L'acqua è bollente, avvicinare la mano è rischio ustione e la probabilità che mentre recuperi un fungo ti autoschizzi mezzo litro di zuppa piccante in un occhio è altissima.
Aggiungici che l'hot pot risveglia l'orgoglio nazionale e personale di chiunque, aizza anche i più codardi ad una lotta senza quartiere alla mezzogiorno di fuoco. Sarà la fame, sarà la certezza che ne resterà uno solo, ma mangiare l'hot pot è una sfida contro il tempo e contro tutti, non si guarda più in faccia a nessuno.
Dopo questa premessa, inutile aggiungere che marco ed io durante quel pranzo mangiammo poco e nulla, nonostante la commovente collaborazione del recupero di un pò di pasta dal pentolone.
La gita continua, verso la prateria.
Altre 4 ore di viaggio stretti come sardine ed eccoci alle splendide terre brulle, desolate, regno di cavalli e butteri mongo-sinici.
le distese sono a perdita d'occhio e il cielo sembra che si allaghi sopra la tua testa, è impossibile riuscire a tenere tutto nel proprio campo visivo.
solo un piccolo cumulo di tende a spezzare la desolazione del paesaggio, ed è il nostro cumulo di tende.
Ci indicano dove avremmo dormito la prima notte, noi avevamo prenotato una tenda per due, non per sei, con bagno incluso. Almeno un minimo di comodità!
Le tre sguinzie invece, in tenda da 6, eccitatissime come cagnolini, non la smettevano di fare foto, di farsi foto, di girare tra le tende con emozione. Marco ed io posiamo la roba e ci compiaciamo di avere una bella tenda, modello mongolo, costruita in legno e coperta di stoffa, con un piccolo dettaglio non da poco: il pavimento del bagno in mattoni.
Quando usciamo all'aperto ci portano dai cavalli, è il momento della cavalcata!
Quanto so belli i cavalli, quanto so belli. Cavalli nani.
Li guardiamo avvicinarsi
beh magari sembrano piccoli perchè sono lontani
no martì so proprio piccoli
mm..però sembrano robusti
ma come è possibile che i mongoli hanno vinto i cinesi perchè avevano i cavalli e i cavalli...sono questi?
forse i cinesi erano ancora più piccoli dei cavalli
ma io come faccio? sono più alto del cavallo!
In effetti a vedere marco per un attimo i butteri cinesi sono rimasti interdetti, alla fine gli hanno dato quello più alto e più robusto. Anche io salgo in sella di un cavallo, beige, e ci dirigiamo verso un pò di nulla.
Il tramonto si avvicina, la nostra meta è un piccolo tempio in pietra.
Le guide non ci abbandonano mai, è una cavalcata sotto controllo esperto...pazienza.
Arriviamo al tempio che è un cumulo di pietre con qualche straccio colorato sopra, qualche foto (ovviamente le sguinzie che erano con noi se ne fanno 2000 di foto) e poi si ritorna al villaggio.
La cavalcata di ritorno è stata bellissima, siamo andati al galoppo e mi sembrava di essere così veloce e libera. Ma è tutto durato troppo poco...
Prima di cena ci hanno offerto uno strambo spettacolo di lotta, ovvero quattro tizi che tentavano di buttasi a terra l'un l'altro
facendosi uno sgambetto e una corsa dei cavalli nani.
Il cibo, quella sera, non è stato male, anche se non ricordo con chiarezza cosa si è mangiato. Ricordo solo che siamo stati intrattenuti da due cantanti vestiti in abiti tradizionali, un ragazzetto alla tastiera, e belle canzoni pop cinesi.
Poi il tramonto, ed è calato il gelo sulla prateria.
Se vi aspettate che sia tutto silezioso però, verrete delusi. Come non citare lo splendido DISCOPUB? un resoconto fedele non può eludere il fantastico discopub, una tenda a circa 200m dal villaggio, un pò più grande delle altre, la cui caratterisica principale è diffondere musica orrenda, a volume esagerato, per attrarre clienti.
Per curiosità ci siamo avvicinati anche noi, lo ammetto. Ma nulla di più triste del vuoto di quel discopub, siamo fuggiti prima di metterci a piangere.
Poi a letto, cullati dalla bella musica.
GELO
Il programma era arrivare all'agenzia di viaggi alle sei, sei e mezzo, e lì vi avremmo trovato il comodo bus che in poco meno di sette ore ci avrebbe portati nelle lande desolate della mongolia interna.
Ovviamente ad aspettarci c'era un pullmanino già carico carico di:
una famigliola coreana: mamma, papà, bimbo, e giovane zia (probabilmente sorella della madre), supporto pratico alle attività dell'infante (tipo: reggere il cucchiaio durante il pranzo, mentre la mamma gli puliva la boccuccia dagli impropri sbavi di cibo)
una coppietta thailandese, lei alta un metro e 40, lui alto circa 2 metri e. un bell'assortimento.
tre ragazze di nazionalità diversa: una coreana, una malesiana e una ragazza col velo di chissà dove, che d'ora in poi chiamerò le tre sguinzie, per brevità.
Il piccolo e affollato bus si rivela già dal principio un inferno, ci ritroviamo in sei in coda al bus, uno spazio strettissimo, ed è da allora che inizia l'odio, covato in silenzio, per la coppia thailandese, che invece occupa un comodo sedile per due persone.
Iniziano piani loschissimi per rubare loro il posto, piani (anticipo) tutti accuratamente sventati dalla furba scelta della coppia di lasciare gli zaini sui sedili ogni qualvolta si scendeva dal bus. Maledetti.
Il primo viaggio si rivela davvero stancante,ma una volta raggiunta la mongolia interna la prima tappa è un ristorante. Ivi gustammo una specialità del luogo (ma anche no), ovvero l'hot pot. Inutile dire che lo avevamo mangiato anche la sera prima a cena.
Ma cos'è l'hot pot?
E' un metodo di cottura. Al centro del tavolo c'è un buco e sotto il buco una bombola che alimenta una fiamma sulla quale viene posizionata una pentola. Nella pentola vi è una specie di zuppa in cui galleggiano varie spezie, zuppa che puo essere piccante (color rosso vivo inquietante) oppure insapore(color beige). Il tutto consiste nell'ordinare cibarie congelate che vengono gettate in queste zuppe in ebollizione e dopo un'attesa più o meno breve, con le bacchette (in teoria) dovresti recuperare i cibi dalla zuppa e posizionarli nel tuo piatto personale.
Se ho aggiunto quel "in teoria" non è ovviamente un caso.
Si devono infatti prendere in considerazione una serie di fattori.
Primo, la pentola centrale è in comune all'intero tavolo. Più persone mangiano, più cibo viene ordinato, ma per una strana legge matematica, il cibo che tu riesci a recuperare diminuisce esponenzialmente con l'aumentare del numero di partecipanti al banchetto.
Inoltre le bacchette non sono certo uno strumento a cui siamo avvezzi. Nonostante un anno di pratica ci sono cose che ancora mi sembrano illusioni ottiche a vederle fare da loro. Tipo recuperare la loro "pasta" (tipo spaghetti), da quelle zuppe brontolanti.
L'acqua è bollente, avvicinare la mano è rischio ustione e la probabilità che mentre recuperi un fungo ti autoschizzi mezzo litro di zuppa piccante in un occhio è altissima.
Aggiungici che l'hot pot risveglia l'orgoglio nazionale e personale di chiunque, aizza anche i più codardi ad una lotta senza quartiere alla mezzogiorno di fuoco. Sarà la fame, sarà la certezza che ne resterà uno solo, ma mangiare l'hot pot è una sfida contro il tempo e contro tutti, non si guarda più in faccia a nessuno.
Dopo questa premessa, inutile aggiungere che marco ed io durante quel pranzo mangiammo poco e nulla, nonostante la commovente collaborazione del recupero di un pò di pasta dal pentolone.
La gita continua, verso la prateria.
Altre 4 ore di viaggio stretti come sardine ed eccoci alle splendide terre brulle, desolate, regno di cavalli e butteri mongo-sinici.
le distese sono a perdita d'occhio e il cielo sembra che si allaghi sopra la tua testa, è impossibile riuscire a tenere tutto nel proprio campo visivo.
solo un piccolo cumulo di tende a spezzare la desolazione del paesaggio, ed è il nostro cumulo di tende.
Ci indicano dove avremmo dormito la prima notte, noi avevamo prenotato una tenda per due, non per sei, con bagno incluso. Almeno un minimo di comodità!
Le tre sguinzie invece, in tenda da 6, eccitatissime come cagnolini, non la smettevano di fare foto, di farsi foto, di girare tra le tende con emozione. Marco ed io posiamo la roba e ci compiaciamo di avere una bella tenda, modello mongolo, costruita in legno e coperta di stoffa, con un piccolo dettaglio non da poco: il pavimento del bagno in mattoni.
Quando usciamo all'aperto ci portano dai cavalli, è il momento della cavalcata!
Quanto so belli i cavalli, quanto so belli. Cavalli nani.
Li guardiamo avvicinarsi
beh magari sembrano piccoli perchè sono lontani
no martì so proprio piccoli
mm..però sembrano robusti
ma come è possibile che i mongoli hanno vinto i cinesi perchè avevano i cavalli e i cavalli...sono questi?
forse i cinesi erano ancora più piccoli dei cavalli
ma io come faccio? sono più alto del cavallo!
In effetti a vedere marco per un attimo i butteri cinesi sono rimasti interdetti, alla fine gli hanno dato quello più alto e più robusto. Anche io salgo in sella di un cavallo, beige, e ci dirigiamo verso un pò di nulla.
Il tramonto si avvicina, la nostra meta è un piccolo tempio in pietra.
Le guide non ci abbandonano mai, è una cavalcata sotto controllo esperto...pazienza.
Arriviamo al tempio che è un cumulo di pietre con qualche straccio colorato sopra, qualche foto (ovviamente le sguinzie che erano con noi se ne fanno 2000 di foto) e poi si ritorna al villaggio.
La cavalcata di ritorno è stata bellissima, siamo andati al galoppo e mi sembrava di essere così veloce e libera. Ma è tutto durato troppo poco...
Prima di cena ci hanno offerto uno strambo spettacolo di lotta, ovvero quattro tizi che tentavano di buttasi a terra l'un l'altro
facendosi uno sgambetto e una corsa dei cavalli nani.
Il cibo, quella sera, non è stato male, anche se non ricordo con chiarezza cosa si è mangiato. Ricordo solo che siamo stati intrattenuti da due cantanti vestiti in abiti tradizionali, un ragazzetto alla tastiera, e belle canzoni pop cinesi.
Poi il tramonto, ed è calato il gelo sulla prateria.
Se vi aspettate che sia tutto silezioso però, verrete delusi. Come non citare lo splendido DISCOPUB? un resoconto fedele non può eludere il fantastico discopub, una tenda a circa 200m dal villaggio, un pò più grande delle altre, la cui caratterisica principale è diffondere musica orrenda, a volume esagerato, per attrarre clienti.
Per curiosità ci siamo avvicinati anche noi, lo ammetto. Ma nulla di più triste del vuoto di quel discopub, siamo fuggiti prima di metterci a piangere.
Poi a letto, cullati dalla bella musica.
GELO
domenica 10 maggio 2009
ritornerai
A volte chiudo gli occhi per un istante, quando me ne sto stesa sul letto a godermi un pò di relax, e la brezza estiva muove le tende e gli uccelli si inseguono proprio fuori la mia finestra, chiudo gli occhi e per un istante sono a casa.
Non è successo nulla, non sono mai partita
Non ci sono i piatti sporchi da lavare nel lavandino, non ci sono le montagne di polvere nel salotto o l'incubo di cosa mangiare per cena, è solo un'altra quieta giornata d'inizio estate a napoli.
Don Vincenzo che annaffia le piante, la signora Teta che gli urla qualcosa, mamma in camera da letto che legge un libro, antonio al pc,con la tv e l musica accesa contemporaneamente.
E quando chiudo gli occhi, quelle volte, sento che non si torna indietro, ma non c'è nulla di male in tutto questo.
Sono partita, è quasi un anno che casa mia non è casa mia, che le persone abituate ad aavermi attorno si sono abituate alla mia assenza, che io mi sono abituata alla loro.
ci sono altre persone a cui manco se non mi vedono per qualche giorno, che mi aspettano per pranzo, per cena, o per una chiacchiera al pomeriggio. Ci sono programmi, progetti a brevissimo termine, una vita che è sempre di più un conto alla rovescia.
Diceva Battiato
ti senti sola, con la tua libertà
ed è per questo
che tu
ritornerai
ma io non mi sento sola, non più, da un pò.
Sarà che c'è qui Marco, che mamma ha già messo piede sul suolo cinese, che davvero manca così poco che sembra che tutto si stringa in una specie di caldo abbraccio di addio.
Non mi sento sola e non lo sarei nemmeno se fossi stesa sul letto, ad ascoltare i rumori di una giornata di inizio estate, a Napoli.
Ma sono a Pechino, e ritornerò a casa, presto.
Non è successo nulla, non sono mai partita
Non ci sono i piatti sporchi da lavare nel lavandino, non ci sono le montagne di polvere nel salotto o l'incubo di cosa mangiare per cena, è solo un'altra quieta giornata d'inizio estate a napoli.
Don Vincenzo che annaffia le piante, la signora Teta che gli urla qualcosa, mamma in camera da letto che legge un libro, antonio al pc,con la tv e l musica accesa contemporaneamente.
E quando chiudo gli occhi, quelle volte, sento che non si torna indietro, ma non c'è nulla di male in tutto questo.
Sono partita, è quasi un anno che casa mia non è casa mia, che le persone abituate ad aavermi attorno si sono abituate alla mia assenza, che io mi sono abituata alla loro.
ci sono altre persone a cui manco se non mi vedono per qualche giorno, che mi aspettano per pranzo, per cena, o per una chiacchiera al pomeriggio. Ci sono programmi, progetti a brevissimo termine, una vita che è sempre di più un conto alla rovescia.
Diceva Battiato
ti senti sola, con la tua libertà
ed è per questo
che tu
ritornerai
ma io non mi sento sola, non più, da un pò.
Sarà che c'è qui Marco, che mamma ha già messo piede sul suolo cinese, che davvero manca così poco che sembra che tutto si stringa in una specie di caldo abbraccio di addio.
Non mi sento sola e non lo sarei nemmeno se fossi stesa sul letto, ad ascoltare i rumori di una giornata di inizio estate, a Napoli.
Ma sono a Pechino, e ritornerò a casa, presto.
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