Pechino ha questa brutta abitudine, mi imbroglia.
Non dovrebbe piovere, in teoria, ma oggi non solo piove, fa anche un freddo cane.
Diciamo che il clima rispecchia anche il mio stato d'animo interiore, diciamo che non può esser sempre tutto rose e fiori e che una rondine non fa primavera.
Ma la primavera si è dileguata in fretta, trascinando con sè un bel periodo spensierato. Iniziano gli esami, la gente se ne va, altra viene.
Le cose cambiano, non necessariamente in peggio, anzi. Aspetto la venuta del mio principe azzurro, che mi salverà. E poi quella della mia mamma.
Non vedo l'ora di avere un assaggio di famiglia, di casa.
giovedì 23 aprile 2009
martedì 14 aprile 2009
oibò
Mentre ero felicemente stesa sul letto, ho deciso di aprire un pò le tende per far entrare la brezza primaverile.
Scosto la tenda, per l'appunto, e questa mi crolla sul letto, a dieci centimetri dalla testa. Ma mica solo la tenda, proprio tutta la struttura. Che rischio!
allora chiamo il tizio dell'agenzia, e accorre uno nuovo, bassetto, che era già passato il giorno prima.
Era infatti entrato, senza nemmeno bussare (l'unica volta che mi sono scordata di chiudere a chiavi la porta d'ingresso), urlando nomi a caso, rivolto probabilmente al mio compagno di stanza fantasma. Si era fiondato sulla sua porta, e vedendomi uscire dalla stanza preoccupata ha saputo solo fare una faccia perplessa e chiedermi
- ma Abu c'è o no?
(Abu sarebbe il mio compagno di stanza, si chiama come la scimmia di Aladin)
e io
- ma che ne so
e lui, senza parlare, sempre indignato, fa per andarsene. allora gli avevo chiesto chi diamine fosse e lui mi dice che è uno dell'agenzia. Poi si era guardato attorno, aveva visto il milione mezzo di birre vuote sul pavimento e, stupito, mi aveva chiesto
- ma chi le ha bevute?-
Imbarazzata mi sono subito giustificata. no, ehm, sono il risultato di un mese di cene, feste...cose così. Mi ha guardato perplesso e si è dileguato, non prima di consigliarmi di ciudere la porta a chiave.
Shockata mi sono ritirata nelle mie stanze. il giorno dopo per l'appunto mi è crollata la tenda addosso e alla fine il mio soccorritore è stato lo stesso cinese basso e perplesso.
E' entrato nella mia stanza, guardando con schifo il disordine, è poi salito sulla scrivania con tutte le scarpe, senza dire ne a nè ba. e si è messo a toccare il vuoto lasciato dalla fu tenda.
E allora? Niente, chiamiamo gli operai
Nel frattempo comincia a prendere tutti gli oggetti dalla scrivania e li sposta qua e là e poi prende la bottiglia d'acqua, con giusto l'ultimo sorso che mi stavo conservando da ore per i momenti di sete acuta (si, sono troppo pigra per vivere) e ME LA BUTTA NELLA SPAZZATURA!
e io li dico
OH
ma guarda te
gli ho levato le cose di mano e le ho buttate sul letto.
Poi sono andata in cucina perchè mi ha chiesto le bacchette e mi ha seguito e si è messo a guardare il lavandino coi piatti sporchi ed è rimasto disgustato
- è sporco- ha detto.
Mio dio, un cinese che dice una cosa del genere, mi devo solo buttare dal balcone.
Alla fine, comunque, la tenda è stata riparata e tutto è bene quel che finisce bene.
Amen
(la casa fa ancora schifo, è una questione di stile)
Scosto la tenda, per l'appunto, e questa mi crolla sul letto, a dieci centimetri dalla testa. Ma mica solo la tenda, proprio tutta la struttura. Che rischio!
allora chiamo il tizio dell'agenzia, e accorre uno nuovo, bassetto, che era già passato il giorno prima.
Era infatti entrato, senza nemmeno bussare (l'unica volta che mi sono scordata di chiudere a chiavi la porta d'ingresso), urlando nomi a caso, rivolto probabilmente al mio compagno di stanza fantasma. Si era fiondato sulla sua porta, e vedendomi uscire dalla stanza preoccupata ha saputo solo fare una faccia perplessa e chiedermi
- ma Abu c'è o no?
(Abu sarebbe il mio compagno di stanza, si chiama come la scimmia di Aladin)
e io
- ma che ne so
e lui, senza parlare, sempre indignato, fa per andarsene. allora gli avevo chiesto chi diamine fosse e lui mi dice che è uno dell'agenzia. Poi si era guardato attorno, aveva visto il milione mezzo di birre vuote sul pavimento e, stupito, mi aveva chiesto
- ma chi le ha bevute?-
Imbarazzata mi sono subito giustificata. no, ehm, sono il risultato di un mese di cene, feste...cose così. Mi ha guardato perplesso e si è dileguato, non prima di consigliarmi di ciudere la porta a chiave.
Shockata mi sono ritirata nelle mie stanze. il giorno dopo per l'appunto mi è crollata la tenda addosso e alla fine il mio soccorritore è stato lo stesso cinese basso e perplesso.
E' entrato nella mia stanza, guardando con schifo il disordine, è poi salito sulla scrivania con tutte le scarpe, senza dire ne a nè ba. e si è messo a toccare il vuoto lasciato dalla fu tenda.
E allora? Niente, chiamiamo gli operai
Nel frattempo comincia a prendere tutti gli oggetti dalla scrivania e li sposta qua e là e poi prende la bottiglia d'acqua, con giusto l'ultimo sorso che mi stavo conservando da ore per i momenti di sete acuta (si, sono troppo pigra per vivere) e ME LA BUTTA NELLA SPAZZATURA!
e io li dico
OH
ma guarda te
gli ho levato le cose di mano e le ho buttate sul letto.
Poi sono andata in cucina perchè mi ha chiesto le bacchette e mi ha seguito e si è messo a guardare il lavandino coi piatti sporchi ed è rimasto disgustato
- è sporco- ha detto.
Mio dio, un cinese che dice una cosa del genere, mi devo solo buttare dal balcone.
Alla fine, comunque, la tenda è stata riparata e tutto è bene quel che finisce bene.
Amen
(la casa fa ancora schifo, è una questione di stile)
lunedì 13 aprile 2009
pollini
tendenzialmente, tutto è finto, artificiale.
Il latte sa di plastica, le mele di erba, i vestiti si scuciono se ci soffi sopra, le scarpe puzzano solo a guardarle.
Perfino i fenomeni atmosferici sono finti. L'ultima neve, per esempio, pare essere stata l'effetto del bombardamento delle nuvole, perchè la siccità nelle campagne stava creando problemi troppo seri.
E il polline
che ormai da giorni aleggia nell'aria
forma palle bianche che girano e saltellano, dietro ogni angolo. Penetrano ovunque e sconvolgono allegramente il grigiore quotidiano. Il polline, è finto anche lui?
suppongo di no.
I giardini del campus sono tornati verdissimi, gli animali sono sempre più numerosi e rumorosi, diventa ogni giorno più difficile concentrarsi e non voltare la testa verso il verde lussureggiante, con l'annaffiatore automatico che gira e gira e le gazza ladre che si fanno bagnare e si scuotono.
Il latte sa di plastica, le mele di erba, i vestiti si scuciono se ci soffi sopra, le scarpe puzzano solo a guardarle.
Perfino i fenomeni atmosferici sono finti. L'ultima neve, per esempio, pare essere stata l'effetto del bombardamento delle nuvole, perchè la siccità nelle campagne stava creando problemi troppo seri.
E il polline
che ormai da giorni aleggia nell'aria
forma palle bianche che girano e saltellano, dietro ogni angolo. Penetrano ovunque e sconvolgono allegramente il grigiore quotidiano. Il polline, è finto anche lui?
suppongo di no.
I giardini del campus sono tornati verdissimi, gli animali sono sempre più numerosi e rumorosi, diventa ogni giorno più difficile concentrarsi e non voltare la testa verso il verde lussureggiante, con l'annaffiatore automatico che gira e gira e le gazza ladre che si fanno bagnare e si scuotono.
mercoledì 8 aprile 2009
città
il vento soffia dalla finestra, il rumore delle macchine mi proietta in strada, tra i flussi di gente che va e viene.
Ogni automobile, perfettamente anonima, perfettamente nella norma, ogni essere vivente coi suoi capelli neri, ben tagliati o lunghi fino all'inverosimile.
Le luci dei grattacieli illuminano anche la bettola più misera,e i lampioni alti, i fari delle automobili
illuminano le strade grigie, si riflettono negli occhiali dei passanti, nelle pozzanghere fangose.
Agli incroci si affolla la gente, ragazzini e ragazzine in uniforme, con i baffetti appena accennati, che non si trasformeranno mai in vera barba, e con quei capelli castano chiaro, tinti, per sembrare diversi.
Le mamme in bici coi bimbi che penzolano dal seggiolino e centinaia di venditori ambulanti che, come tartarughe, si
portano dietro tutta la loro vita, e la spingono con quelle gambine magre, nervose, scure.
I volti vecchi,bruciati dal sole, o giovani, delicati e bianchissimi, protetti da stupidi cappelli a falda spessa, o da ombrelli spalancati senza pioggia, si scambiano, si sovrappongono, corrono e scompaiono dietro qualcos altro.
Fermi per qualche minuto a quel semaforo che nessuno rispetta, nemmeno i bus, e poi via.
Tutti attaccati, a sfiorarsi senza interesse o voglia, come se fosse normale questo ignorarsi, questo scontrarsi, questo morire poco a poco affogati nel grigio dello smog
nell'alcool dei pub il sabato sera,col vomito sulle strade, che tanto qualcuno pulirà tra meno di un'ora.
Ogni persona ne ha almeno tre, dietro, che lo seguono per pulire la sua merda, ed ecco che il cerchio si completa
e la dignità si riconferma, ancora una volta, nelle cose più inaspettate.
Come raccogliere una buccia di banana.
Oggi mentre mi immettevo nel flusso, passivamente, e mi fidavo, e mi fiderei ad occhi chiusi di ognuno di questi
esseri mitologici metà uomo metà bicicletta, ho alzato gli occhi al tramonto.una folata d'aria tiepida mi ha ricordato chi sono, da dove vengo, e perchè dovrei essere felice.ma poi è andata via, da qualcuno che forse lo meritava di piùe io sono rimasta incastrata tra un bus e un carretto pieno di manghi.
Ogni automobile, perfettamente anonima, perfettamente nella norma, ogni essere vivente coi suoi capelli neri, ben tagliati o lunghi fino all'inverosimile.
Le luci dei grattacieli illuminano anche la bettola più misera,e i lampioni alti, i fari delle automobili
illuminano le strade grigie, si riflettono negli occhiali dei passanti, nelle pozzanghere fangose.
Agli incroci si affolla la gente, ragazzini e ragazzine in uniforme, con i baffetti appena accennati, che non si trasformeranno mai in vera barba, e con quei capelli castano chiaro, tinti, per sembrare diversi.
Le mamme in bici coi bimbi che penzolano dal seggiolino e centinaia di venditori ambulanti che, come tartarughe, si
portano dietro tutta la loro vita, e la spingono con quelle gambine magre, nervose, scure.
I volti vecchi,bruciati dal sole, o giovani, delicati e bianchissimi, protetti da stupidi cappelli a falda spessa, o da ombrelli spalancati senza pioggia, si scambiano, si sovrappongono, corrono e scompaiono dietro qualcos altro.
Fermi per qualche minuto a quel semaforo che nessuno rispetta, nemmeno i bus, e poi via.
Tutti attaccati, a sfiorarsi senza interesse o voglia, come se fosse normale questo ignorarsi, questo scontrarsi, questo morire poco a poco affogati nel grigio dello smog
nell'alcool dei pub il sabato sera,col vomito sulle strade, che tanto qualcuno pulirà tra meno di un'ora.
Ogni persona ne ha almeno tre, dietro, che lo seguono per pulire la sua merda, ed ecco che il cerchio si completa
e la dignità si riconferma, ancora una volta, nelle cose più inaspettate.
Come raccogliere una buccia di banana.
Oggi mentre mi immettevo nel flusso, passivamente, e mi fidavo, e mi fiderei ad occhi chiusi di ognuno di questi
esseri mitologici metà uomo metà bicicletta, ho alzato gli occhi al tramonto.una folata d'aria tiepida mi ha ricordato chi sono, da dove vengo, e perchè dovrei essere felice.ma poi è andata via, da qualcuno che forse lo meritava di piùe io sono rimasta incastrata tra un bus e un carretto pieno di manghi.
martedì 7 aprile 2009
un miliardo e quattrocento milioni di persone
ed erano tutte all'orto botanico, l'altra domenica, con noi, a saturare lo spazio.
ma ce l'abbiamo fatta, le pecore si muovono sempre in massa, e abbiamo solo dovuto aspettare.
ma ce l'abbiamo fatta, le pecore si muovono sempre in massa, e abbiamo solo dovuto aspettare.
lunedì 30 marzo 2009
ecco un post assolutamente neutro, carico di facezie e assolutamente apolitico
chissà se il titolo ha depistato le frz dell'rdine.
Iniziamo, comunque, con qualcosa di neutro.
Per esempio..
in questi giorni, da brava studente (visto di studio, durata un anno), ho studiato. Ecco.
Domenica ho passato circa 5 ore, in un bar pieno di studenti disinteressati, destabilizzati, apoliticizzati, concentrati esclusivamente nella meorizzazione di un numero indefinito di ideogrammi. Sì, ero tra loro a scrivere un modesto saggio di 500 caratteri sulla contraddizione esistente tra lo sviluppo economico e la protezione dell'ambiente.
Mi ci sono spaccata la testa, chiedendomi ogni 3 minuti, cosa cappero si possa dire su un problema del genere. O almeno, cosa si possa dire che non si esaurisca in due o tre righe
voi occidentali avete una logica completamente diversa
mi ha detto la mia amica Sofia, cinese, avvocato, dopo aver letto il mio scarno saggio.
Guarda, cara Sofia, non so se esserne tanto dispiaciuta.
in un certo senso mi scoraggia davvero tanti sapere ch, probabilmente, non riuscirò mai a scrivere nulla di decente in cinese.
Ogni volta che mettevo insieme una frase più complessa, più carica di significato, Sofia mi diceva che era scritta bene, parole giuste, grammatica perfetta, ma noi cinesi le cose non le diciamo così.
e ogni volta che poi lei mi ripeteva la frase, come l'avrebbe detta un cinese, non mi ci ritrovavo. Mi sembrava mancasse sempre qualcosa, o che il senso fosse distorto.
Alla fine ho mandato tutto all'aria, scritto e riscritto mille volte, cercando d trovare una strada mia, che mi portasse verso la mente di un cinese.
Sono giunta ad un risultatao piuttosto soddisfacente, essendo la prima volta per me, (ricordo il semestre passato i temini su: cosa hai fatto nel weekend), tanto che Sofia mi ha fatto i complimenti, ridendo...e lei non è una facile ai complimenti.
non ho ancora ottenuto la correzione, credo che la prof ci metterà un pò a leggere tutto, ma non importa perchè so di aver dato il massimo e so che la prossima volta saprò fare di meglio.
Il secondo evento positivo della settimna è stato l'esame di oggi, per cui ieri ho saltato una lezione e studiato tutto il pomeriggio. Eravamo un gruppo di 4 persone, ma come accade sempre in queste situazioni, T. e io ci siamo ritrovate sole a fare tutto il lavoro, a scambiarci file su gmail e chattando su facebook.
T. è una ragazza di circa 30 anni, Israeliana, è qui col marito che lavora in Università, in Israele, e frequenta la mia stessa classe. E' una ragazza in gamba, molto pratica, ironica, acuta. Quello che mi ha colpito fin dal primo momento sono gli occhi svegli, attentissimi a cogliere qualsiasi cosa. E la fede al dito, certo.
Ci sono poi Y., anche lui sui 30, greco, fidanzato e prossimo al matrimonio con una cinese che ha conosciuto qui, e S., finlandese e biondo, che quando non capisce cosa dico mi dice "pardon".
Con questo gruppo ci siamo presentati all'esame, e il professore ci ha fatto molti complimenti, siamo stati il gruppo migliore della classe (questo anche perchè y. ed io l'abbiamo vista come un'occasione per dimostrare la nostra abilità recitativa...ovvero:come gesticolano un greco e un'italiana)
ma passiamo le cose serie.
Tornando dalla vittoria, ci siamo fermati ad un bar a prendere un caffè. Si parlava del più e del meno quando chiedo ai ragazzi se sanno qualcosa a proposito della censra di youtube. Inizia uno dei discorsi più spaventosi della mia vita.
Mi sono sentita una povera deficiente caduta dalle nuvole.
Perchè no, la dittatura non si sente per nulla, finchè svolgi una normale vita da ameba. Ma già quando cominci ad interessarti di più a certe cose, puoi aspettarti di tutto.
E loro sanno tutto.
Da dove vieni, come la pensi, dove vai la mattina,a che ora ti ritiri la sera. Controllano, leggono tutte le linge.
E detta così sembra una cosa normale, da "tipico"paese in cui vige una ditattura.
ma dopo la discussione di oggi, dopo i racconti che ho sentito, temo anche che dopo aver scritto questo breve post mi venga staccata la linea internet, o mi venga proibita la connessione al mio stesso blog.
Ma mi prendo questa responsabilità, io non sono nessuno, non ho nessuna conoscenza speciale, nè bandiera politica.
Sono una straniera che si è accorta della dittatura perchè non puo più andare a vedere i video musicali su youtube, e che non ne sa nulla del sangue che scorre dietro le vie principali i questa bella e pulita città. E di tutto il dolore del Tibet. E dell'asfissia.
Non poter parlare, comunicare,aprire il proprio cuore e la propria mente alla verità, è assolutamente inumano.
E non poter nemmeno parlare di cose semplici, vere, piccole. La verità terrorizza il potere, e i cinesi hanno messo dei semi ovunque, come delle piccole bombe che fanno saltare qualsiasi sistema comunicativo se solo fai un passo falso.
Ho paura.
Iniziamo, comunque, con qualcosa di neutro.
Per esempio..
in questi giorni, da brava studente (visto di studio, durata un anno), ho studiato. Ecco.
Domenica ho passato circa 5 ore, in un bar pieno di studenti disinteressati, destabilizzati, apoliticizzati, concentrati esclusivamente nella meorizzazione di un numero indefinito di ideogrammi. Sì, ero tra loro a scrivere un modesto saggio di 500 caratteri sulla contraddizione esistente tra lo sviluppo economico e la protezione dell'ambiente.
Mi ci sono spaccata la testa, chiedendomi ogni 3 minuti, cosa cappero si possa dire su un problema del genere. O almeno, cosa si possa dire che non si esaurisca in due o tre righe
voi occidentali avete una logica completamente diversa
mi ha detto la mia amica Sofia, cinese, avvocato, dopo aver letto il mio scarno saggio.
Guarda, cara Sofia, non so se esserne tanto dispiaciuta.
in un certo senso mi scoraggia davvero tanti sapere ch, probabilmente, non riuscirò mai a scrivere nulla di decente in cinese.
Ogni volta che mettevo insieme una frase più complessa, più carica di significato, Sofia mi diceva che era scritta bene, parole giuste, grammatica perfetta, ma noi cinesi le cose non le diciamo così.
e ogni volta che poi lei mi ripeteva la frase, come l'avrebbe detta un cinese, non mi ci ritrovavo. Mi sembrava mancasse sempre qualcosa, o che il senso fosse distorto.
Alla fine ho mandato tutto all'aria, scritto e riscritto mille volte, cercando d trovare una strada mia, che mi portasse verso la mente di un cinese.
Sono giunta ad un risultatao piuttosto soddisfacente, essendo la prima volta per me, (ricordo il semestre passato i temini su: cosa hai fatto nel weekend), tanto che Sofia mi ha fatto i complimenti, ridendo...e lei non è una facile ai complimenti.
non ho ancora ottenuto la correzione, credo che la prof ci metterà un pò a leggere tutto, ma non importa perchè so di aver dato il massimo e so che la prossima volta saprò fare di meglio.
Il secondo evento positivo della settimna è stato l'esame di oggi, per cui ieri ho saltato una lezione e studiato tutto il pomeriggio. Eravamo un gruppo di 4 persone, ma come accade sempre in queste situazioni, T. e io ci siamo ritrovate sole a fare tutto il lavoro, a scambiarci file su gmail e chattando su facebook.
T. è una ragazza di circa 30 anni, Israeliana, è qui col marito che lavora in Università, in Israele, e frequenta la mia stessa classe. E' una ragazza in gamba, molto pratica, ironica, acuta. Quello che mi ha colpito fin dal primo momento sono gli occhi svegli, attentissimi a cogliere qualsiasi cosa. E la fede al dito, certo.
Ci sono poi Y., anche lui sui 30, greco, fidanzato e prossimo al matrimonio con una cinese che ha conosciuto qui, e S., finlandese e biondo, che quando non capisce cosa dico mi dice "pardon".
Con questo gruppo ci siamo presentati all'esame, e il professore ci ha fatto molti complimenti, siamo stati il gruppo migliore della classe (questo anche perchè y. ed io l'abbiamo vista come un'occasione per dimostrare la nostra abilità recitativa...ovvero:come gesticolano un greco e un'italiana)
ma passiamo le cose serie.
Tornando dalla vittoria, ci siamo fermati ad un bar a prendere un caffè. Si parlava del più e del meno quando chiedo ai ragazzi se sanno qualcosa a proposito della censra di youtube. Inizia uno dei discorsi più spaventosi della mia vita.
Mi sono sentita una povera deficiente caduta dalle nuvole.
Perchè no, la dittatura non si sente per nulla, finchè svolgi una normale vita da ameba. Ma già quando cominci ad interessarti di più a certe cose, puoi aspettarti di tutto.
E loro sanno tutto.
Da dove vieni, come la pensi, dove vai la mattina,a che ora ti ritiri la sera. Controllano, leggono tutte le linge.
E detta così sembra una cosa normale, da "tipico"paese in cui vige una ditattura.
ma dopo la discussione di oggi, dopo i racconti che ho sentito, temo anche che dopo aver scritto questo breve post mi venga staccata la linea internet, o mi venga proibita la connessione al mio stesso blog.
Ma mi prendo questa responsabilità, io non sono nessuno, non ho nessuna conoscenza speciale, nè bandiera politica.
Sono una straniera che si è accorta della dittatura perchè non puo più andare a vedere i video musicali su youtube, e che non ne sa nulla del sangue che scorre dietro le vie principali i questa bella e pulita città. E di tutto il dolore del Tibet. E dell'asfissia.
Non poter parlare, comunicare,aprire il proprio cuore e la propria mente alla verità, è assolutamente inumano.
E non poter nemmeno parlare di cose semplici, vere, piccole. La verità terrorizza il potere, e i cinesi hanno messo dei semi ovunque, come delle piccole bombe che fanno saltare qualsiasi sistema comunicativo se solo fai un passo falso.
Ho paura.
lunedì 23 marzo 2009
Aggiornamenti
Ultimamente le cose non mi sono andate molto bene.
Mi sentivo decisamente uno straccio, internamente.
Ma per fortuna il tempo passa, e ce n'è voluto relativamente poco, per tornare ad un buon livello di lucidità e, perchè no, felicità.
Al momento però mi trovo a ragionare (tossendo e starnutendo)su tutta una serie di cose, inerenti al percorso di studio, ma anche no.
Per quant riguarda il cinese, non mi sento per nulla soddisfatta. Il mio livello di cinese orale lo trovo essere pari a quello di quando sono partita a Gennaio. Il che significa che potevo stare anche sei mesi, e la cosa non mi consola per nulla.
Forse però è solo un effetto dovuto alla mia asfissiante autocritica, la mia mancanza dioggettività per quanto riguarda i risultati di studio. Forse, semplicemente, i progressi sono più lenti.
Passare dalla totale ignoranza a un buon livello di comunicazione di base è certo un salto enorme, piuttosto appariscente, anche per chi lo vive sulla propria pelle.
Il consolidamento e l'approfondimento della conoscenza, sono invece elementi più difficili da individuare.
E comunque una lingua, e specialmente la lingua cinese, è fatta di mille sfaccettature.
Il corso che sto frequentando da un mese rappresentava una sfida piuttosto grossa.
Ho passato il primo semestre con la coda di paglia riguardo il basso livello del corso a cui ero (sì, ho studiato tre anni, no non so nulla), non studiando per nulla e dedicandomi solo a incontri con tre, quattro cinesi a settimana. Incontri sulle prime per nulla proficui.
E infine ho conosciuto Sofia, la luce (folle) sul mio difficile e ombroso cammino.
E ok, ho superato l'esame di fine corso studiando poco e niente, ma poi? Ho deciso di provare l'esame per il "salto"(saltare un semestre e passare direttamente al corso successivo), un esame che mi aspettavo fosse una formalità ma che invece ha impegnato tutte le mie risorse mentali e fisiche, costringendomi ad un prematuro sonno dalle otto di sera alle otto del mattino del giorno successivo. L'ho passato. Buona cosa, certo.
Ma ora?
Ora eccoti ad un corso in cui TUTTI sono più bravi di te.
Eppure, a pensarci bene, era così anche all'inizio del corso del primo semestre, le cose si son aggiustate solo in itere.
Giorno per giorno ho poi scoperto che non proprio tutti sono più bravi di me e in un mesetto credo di aver recuperato buona parte delle lacune..
nonostante tutto non mi basta, ovviamente. Non mi basta mai. E non so come fare, in realtà, a fare più di quello che già faccio.
Forse dovrei studiare di più..ma studiare cosa? Il cinese è una lingua, non la si può imparare sul libri. E allora fuori, per strada, a parlare! Ma a parlare di che? del tempo?
è un cane che si morde la coda, e io ce ne passo di tempo a mordere la mia.
è diventata tutta spelacchiata.
Si aggiunge poi che non c'è più Marika. Cosa non da poco.
Stare con Marika mi faceva bene allo studio: vederla studiare, impegnarsi, uscire ad incontrarsi con le cinesi, spronava anche me ad evitare pigrizie superflue
Mi faceva bene all'umore: c'era, a casa. Ogni volta che sono stata male, negli ultimi mesi, lei c'era ad ascoltare pianti, sfoghi, e tutto il resto. Certo, abbiamo avuto anche noi i nostri problemi...non è sempre stato così, ma dopo due mesi e passa di alti e bassi, la situazione si era stabilizzata su un piano affettivo profondo.
Adesso quando sto male e mi sento sola devo prendere la bici, arrivare fin laggiù, al dormitorio, dove devo mettermi a parlare in inglese. E poi siamo tanti, si finisce che certo, mi distraggo, sto meglio, ma perdo anche tanto, troppo tempo. E si creano rapporti dispersivi.
Mi faceva bene alla vita: Marika era il metro per misurare la pigrizia e la nullafacenza. lei metteva i vestiti a lavare a mano, io pure. lei li appendeva tutti ordinati, io mi ci impegnavo, per non fare brutta figura. lei cucinava, io lavavo i piatti. lei puliva, io mi dileguavo.
adesso, che sono sola, devo essere sul serio il metro di me stessa. Marika è stata un pò una via di mezzo tra una mamma e un'amica, adesso invece ci sono davvero, solo io.
Soltanto me a cui badare, soltanto io a decidere per tutto.
Lavare pulire spendere scegliere studiare uscire piangere.
Ed è appena cominciata.
Mi sentivo decisamente uno straccio, internamente.
Ma per fortuna il tempo passa, e ce n'è voluto relativamente poco, per tornare ad un buon livello di lucidità e, perchè no, felicità.
Al momento però mi trovo a ragionare (tossendo e starnutendo)su tutta una serie di cose, inerenti al percorso di studio, ma anche no.
Per quant riguarda il cinese, non mi sento per nulla soddisfatta. Il mio livello di cinese orale lo trovo essere pari a quello di quando sono partita a Gennaio. Il che significa che potevo stare anche sei mesi, e la cosa non mi consola per nulla.
Forse però è solo un effetto dovuto alla mia asfissiante autocritica, la mia mancanza dioggettività per quanto riguarda i risultati di studio. Forse, semplicemente, i progressi sono più lenti.
Passare dalla totale ignoranza a un buon livello di comunicazione di base è certo un salto enorme, piuttosto appariscente, anche per chi lo vive sulla propria pelle.
Il consolidamento e l'approfondimento della conoscenza, sono invece elementi più difficili da individuare.
E comunque una lingua, e specialmente la lingua cinese, è fatta di mille sfaccettature.
Il corso che sto frequentando da un mese rappresentava una sfida piuttosto grossa.
Ho passato il primo semestre con la coda di paglia riguardo il basso livello del corso a cui ero (sì, ho studiato tre anni, no non so nulla), non studiando per nulla e dedicandomi solo a incontri con tre, quattro cinesi a settimana. Incontri sulle prime per nulla proficui.
E infine ho conosciuto Sofia, la luce (folle) sul mio difficile e ombroso cammino.
E ok, ho superato l'esame di fine corso studiando poco e niente, ma poi? Ho deciso di provare l'esame per il "salto"(saltare un semestre e passare direttamente al corso successivo), un esame che mi aspettavo fosse una formalità ma che invece ha impegnato tutte le mie risorse mentali e fisiche, costringendomi ad un prematuro sonno dalle otto di sera alle otto del mattino del giorno successivo. L'ho passato. Buona cosa, certo.
Ma ora?
Ora eccoti ad un corso in cui TUTTI sono più bravi di te.
Eppure, a pensarci bene, era così anche all'inizio del corso del primo semestre, le cose si son aggiustate solo in itere.
Giorno per giorno ho poi scoperto che non proprio tutti sono più bravi di me e in un mesetto credo di aver recuperato buona parte delle lacune..
nonostante tutto non mi basta, ovviamente. Non mi basta mai. E non so come fare, in realtà, a fare più di quello che già faccio.
Forse dovrei studiare di più..ma studiare cosa? Il cinese è una lingua, non la si può imparare sul libri. E allora fuori, per strada, a parlare! Ma a parlare di che? del tempo?
è un cane che si morde la coda, e io ce ne passo di tempo a mordere la mia.
è diventata tutta spelacchiata.
Si aggiunge poi che non c'è più Marika. Cosa non da poco.
Stare con Marika mi faceva bene allo studio: vederla studiare, impegnarsi, uscire ad incontrarsi con le cinesi, spronava anche me ad evitare pigrizie superflue
Mi faceva bene all'umore: c'era, a casa. Ogni volta che sono stata male, negli ultimi mesi, lei c'era ad ascoltare pianti, sfoghi, e tutto il resto. Certo, abbiamo avuto anche noi i nostri problemi...non è sempre stato così, ma dopo due mesi e passa di alti e bassi, la situazione si era stabilizzata su un piano affettivo profondo.
Adesso quando sto male e mi sento sola devo prendere la bici, arrivare fin laggiù, al dormitorio, dove devo mettermi a parlare in inglese. E poi siamo tanti, si finisce che certo, mi distraggo, sto meglio, ma perdo anche tanto, troppo tempo. E si creano rapporti dispersivi.
Mi faceva bene alla vita: Marika era il metro per misurare la pigrizia e la nullafacenza. lei metteva i vestiti a lavare a mano, io pure. lei li appendeva tutti ordinati, io mi ci impegnavo, per non fare brutta figura. lei cucinava, io lavavo i piatti. lei puliva, io mi dileguavo.
adesso, che sono sola, devo essere sul serio il metro di me stessa. Marika è stata un pò una via di mezzo tra una mamma e un'amica, adesso invece ci sono davvero, solo io.
Soltanto me a cui badare, soltanto io a decidere per tutto.
Lavare pulire spendere scegliere studiare uscire piangere.
Ed è appena cominciata.
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