C'erano un greco, un finlandese, un'israeliana e una napoletana al tavolo di un bar.
Era un bar carino, decisamente, all'occidentale.
In quel bar si servivano caffè di ogni tipo e dolci dall'aspetto particolarmente invitante, il che non è una cosa frequente in quel di Pechino.
Il bar si trovava praticamente all'incrocio più famoso del distretto di Haidian, il distretto universitario, ovvero Wudaokou. Stesso nome della fermata della metro.
A wudaokou c'è di tutto, bar, pub, librerie, negozi di vestiti alternativi, karaoke, e in uno di questi posti fatti su misura per gli stranieri, c'erano anche 4 compagni di classe, ritrovatisi per motivi di studio.
Lo studio divenne presto un mero pretesto per discutere ciascuno del proprio paese e, come sempre, cercare di smetire certi luoghi comuni.
Il greco e l'irsaeliana ridevano dicendo di essere entrambi della stessa famiglia, medio-orientali, soprattutto la ragazzo sottolineava che israele nonostante la pretesa di essere europa farebbe meglio a chiudere la bocca ed essere fiera di essere medio-orientale
il finlandese, biondo con gli ochi azzurri, invece non cercava affatto di smentire i luoghi comuni sulla perfezione del paesi nordici, al contrario continuava a fornire esempi di correttezza, rigore, legalità.
E poi io. Ebbene sì, la napoletana ero io.
Circa dieci anni in meno degli altri, con un inglese povero povero.
E mi sono accorta che io, del mio paese, non ho nulla di bello da dire. I miei compagni di classe ormai sono abituati al sarcasmo con cui rispondo alle domande della professoressa sul mio paese (quella donna è fissata, ogni lezione deve chiedere ad ognuno "e nel vostro paese?")
insomma, loro ridono, pensano che io esageri. Ma purtroppo non esagero.
E poi ridono perchè si chiedono come sia possibile, Berlusconi. Ahah, la barzelletta d'europa.
Posso solo scuotere la testa e ripetere che l'Italia è un paese di idioti, ma almeno si mangia bene.
domenica 8 marzo 2009
sabato 7 marzo 2009
hey
Dopo una chiacchierata col mio amico Ian, mi copro la testa con lo scialle rosso, per proteggere il povero orecchio leso, e mi metto alla ricerca della mia bici.
L'avevo consegnata al mio amico Jass, che, rimasto shockato dalle condizioni in cui l'avevo ridotta, si è preso la briga di ripararmela.
Poi me l'aveva parcheggiata in cortile, a suo dire.
Ecco, dopo la chiacchierata con Ian mi metto a cercare la mia bici, la trovo, ci salgo sopra.
Ma già dalle prime pedalate capisco che non è più lei.
I freni sono dritti, e funzionano, le ruote sono gonfie, in cestino è più saldo, sono molto, molto più veloce.
E mi sono ritrovata contro il sole al tramonto, una leggera brezza fredda ma nemmeno poi tanto, immersa nel profumo di primavera.
senza volere ho alzato entrambe le mani dal manubrio e ho scoperto che qui, in Cina, ho finalmente trovato il mio equilibrio interno.
L'avevo consegnata al mio amico Jass, che, rimasto shockato dalle condizioni in cui l'avevo ridotta, si è preso la briga di ripararmela.
Poi me l'aveva parcheggiata in cortile, a suo dire.
Ecco, dopo la chiacchierata con Ian mi metto a cercare la mia bici, la trovo, ci salgo sopra.
Ma già dalle prime pedalate capisco che non è più lei.
I freni sono dritti, e funzionano, le ruote sono gonfie, in cestino è più saldo, sono molto, molto più veloce.
E mi sono ritrovata contro il sole al tramonto, una leggera brezza fredda ma nemmeno poi tanto, immersa nel profumo di primavera.
senza volere ho alzato entrambe le mani dal manubrio e ho scoperto che qui, in Cina, ho finalmente trovato il mio equilibrio interno.
giovedì 5 marzo 2009
routine
la vita della massaia è davvero dura.
E non mi dite che non è un lavoro!
certo, i soldi non sono miei ma che centra.
Ogni giorno un problema. E l'elettricità, e l'acqua, e le pulizie, la lavatrice, cosa cucinare pranzo, la spesa, gli sconti...controllare le date di scadenza.
tra l'altro qui la data non è di scadenza ma di produzione ed è tanto difficile trovala(la mimetizzano con colori cupi, la nascondono dietro le infomazioni nutrizionali, tra il numero verde e il marchio di fabbrica), quanto inutile. Chi si fida di una data di produzione cinese?
Quando credi di poter stare tranquilla ecco che invece c'è una nuova cosa da fare, una responsabilità da prendersi, una dimenticanza che pesa.
Sì, lo ammetto, a volte rimpiango la casa con la mamma. E' forse vergognoso dirlo? Può darsi. Dovrei in effetti soltanto tirare avanti, come un cavallo da soma, sotto il peso dei giorni, come fanno tutti. Tutti, diamine.
In classe mia ci sono persone che vanno in giro per il mondo da quando hanno 18 anni, un mio amico svedese mi ha detto che da loro li sbattono fuori di casa dopo il diploma e durante l'università studiano e lavorano contemporaneamente. Tutti, diamine.
E anche in Israele.
Solo nella Repubblica slovacca, a quanto pare, ci si gira i pollici.
Ma per fortuna, oltre a queste storie di vita VERA, senza balia che ti accompagna fino alla soglia della vecchiaia (viva l'italia), ne ho anche sentite altre. Da prendere a schiaffi chi apriva bocca per raccontarle.
E devo dire che non è una questione di nazionalità: gli imbecilli provengono da tutte le parti del mondo.
A quanti ho domandato: ma tu perchè sei qui? che intendi fare poi?
e mi sono sentita rispondere: boh, mi piaceva il cinese, ma non so che fare poi. Tanto pagano i miei.ahahah.
(no, stronzo,non fa ridere.)
Sarà che io mi sento incolpa di essere una mantenuta...ma è anche vero che ho 22 anni. E comunque, anche se sono mantenuta non vado certo in giro a dire che tanto chissenefrega, quel ce verrà verrà..come se la vita fosse eterna e i genitori un bancomat.
I peggiori sono stati uno slovacco che è stato capace di dire una cosa tipo:
- si io sono qui da due anni, mi mantengono i miei. poi non so...vorrei andare da qualche altra parte, girare un pò il mondo..-
- ah, e come mai?
- per studiare..
- studiare cosa
- non lo so!
(avrà avuto 26 anni, circa)
- ma lavorare no, eh?
- no, sono giovane per quello...
per non parlare di un americano che ha detto:
- no io sto qua alla BLCU un altro anno, poi vado alla Qinghua..
- ah, bravo, università prestigiosa.. e come mai?
- boh, perchè è migliore.
- beh certo...ma cosa studieresti?
- boh.
Non ho parole. Vado a fare la lavatrice.
E non mi dite che non è un lavoro!
certo, i soldi non sono miei ma che centra.
Ogni giorno un problema. E l'elettricità, e l'acqua, e le pulizie, la lavatrice, cosa cucinare pranzo, la spesa, gli sconti...controllare le date di scadenza.
tra l'altro qui la data non è di scadenza ma di produzione ed è tanto difficile trovala(la mimetizzano con colori cupi, la nascondono dietro le infomazioni nutrizionali, tra il numero verde e il marchio di fabbrica), quanto inutile. Chi si fida di una data di produzione cinese?
Quando credi di poter stare tranquilla ecco che invece c'è una nuova cosa da fare, una responsabilità da prendersi, una dimenticanza che pesa.
Sì, lo ammetto, a volte rimpiango la casa con la mamma. E' forse vergognoso dirlo? Può darsi. Dovrei in effetti soltanto tirare avanti, come un cavallo da soma, sotto il peso dei giorni, come fanno tutti. Tutti, diamine.
In classe mia ci sono persone che vanno in giro per il mondo da quando hanno 18 anni, un mio amico svedese mi ha detto che da loro li sbattono fuori di casa dopo il diploma e durante l'università studiano e lavorano contemporaneamente. Tutti, diamine.
E anche in Israele.
Solo nella Repubblica slovacca, a quanto pare, ci si gira i pollici.
Ma per fortuna, oltre a queste storie di vita VERA, senza balia che ti accompagna fino alla soglia della vecchiaia (viva l'italia), ne ho anche sentite altre. Da prendere a schiaffi chi apriva bocca per raccontarle.
E devo dire che non è una questione di nazionalità: gli imbecilli provengono da tutte le parti del mondo.
A quanti ho domandato: ma tu perchè sei qui? che intendi fare poi?
e mi sono sentita rispondere: boh, mi piaceva il cinese, ma non so che fare poi. Tanto pagano i miei.ahahah.
(no, stronzo,non fa ridere.)
Sarà che io mi sento incolpa di essere una mantenuta...ma è anche vero che ho 22 anni. E comunque, anche se sono mantenuta non vado certo in giro a dire che tanto chissenefrega, quel ce verrà verrà..come se la vita fosse eterna e i genitori un bancomat.
I peggiori sono stati uno slovacco che è stato capace di dire una cosa tipo:
- si io sono qui da due anni, mi mantengono i miei. poi non so...vorrei andare da qualche altra parte, girare un pò il mondo..-
- ah, e come mai?
- per studiare..
- studiare cosa
- non lo so!
(avrà avuto 26 anni, circa)
- ma lavorare no, eh?
- no, sono giovane per quello...
per non parlare di un americano che ha detto:
- no io sto qua alla BLCU un altro anno, poi vado alla Qinghua..
- ah, bravo, università prestigiosa.. e come mai?
- boh, perchè è migliore.
- beh certo...ma cosa studieresti?
- boh.
Non ho parole. Vado a fare la lavatrice.
lunedì 2 marzo 2009
I venditori ambulanti
Il mestiere di venditore ambulante qui è ricoperto esclusivamente da cinesi. in particolar mododa membri di minoranze etniche. Puoi vedere i musulmani coi loro cappellini bianchi vendere frittelle di verdure, e donne uigure sedute per le strade distendere grossi tappeti variopinti, su cui poi disporranno le loro cianfrusaglie (orecchini, pettini, bracciali).
Si possono anche vedere cinesi comuni, poveri, coi carretti di legno, che portano qua e là montagne di frutta (un solo frutto alla volta...).
C'è stato il tempo delle arance, poi quello delle banane, adesso è venuto il momento dell'ananas tagluizzato in maniera eccentrica
Il cinese comune si dedica anche alla vendita della patata dolce e a quella di oggettistica da cucina-tazze, tazzine, teiere, cucchiai da tè-e pelletteria -che tristezza.
Ho visto vendere per strada anche un sacco di cuccioli, coniglietti, ma la cosa più triste è stata vedere un topolino bianco chiuso in una ruota, girare girare all'infinito.
Vi direte: embè? i topi corrono sulla ruota, si sa.
Va bene, certo, ma quel topo aveva solo quella. Era letteramelmente ingabbiato in una ruota. O correva o nulla, nessun tipo di distrazione, solo girare e girare.
Si possono anche vedere cinesi comuni, poveri, coi carretti di legno, che portano qua e là montagne di frutta (un solo frutto alla volta...).
C'è stato il tempo delle arance, poi quello delle banane, adesso è venuto il momento dell'ananas tagluizzato in maniera eccentrica
Il cinese comune si dedica anche alla vendita della patata dolce e a quella di oggettistica da cucina-tazze, tazzine, teiere, cucchiai da tè-e pelletteria -che tristezza.
Ho visto vendere per strada anche un sacco di cuccioli, coniglietti, ma la cosa più triste è stata vedere un topolino bianco chiuso in una ruota, girare girare all'infinito.
Vi direte: embè? i topi corrono sulla ruota, si sa.
Va bene, certo, ma quel topo aveva solo quella. Era letteramelmente ingabbiato in una ruota. O correva o nulla, nessun tipo di distrazione, solo girare e girare.
domenica 1 marzo 2009
Il 北三医院
Sono tornata a casa con tutta l'intenzione di scrivere un post divertentissimo sugli ospedali e la sanità cinese, ma ora che sono qui non trovo più nulla di divertente da dire.
prima di tutto c'è da fare una premessa:
mamma sto bene. Mi è solo uscito un pò di sangue dall'orecchio, ma ci sento e ho le medicine. Non avere ansie.
E ora posso cominciare col racconto.
Con Manuela sono andata all'ospedale del campus, reparto emergenze. Ovviamente privo di personale, c'era solo una cinese scocciatissima che ci ha detto di andare al Beisan 北三, ovvero prendere il bus e avventurarsi in un nuovo ospedale.
Noi abbiamo seguito le sue istruzioni e siamo arrivate al reparto emergenze di questo ospedale, un reparto tanto caotico quanto anti-igienico.
Malati dappertutto, barelle, vecchi, sedie a rotelle e tizi in mascherina ovunque.
Dopo le solite burocrazie mi mandano in una stanzetta dove un dottorino mi guarda nell'orecchio e mi dice che non è seria, mi prescrive delle gocce. E poi di nuovo in una stanza minuscola a pagare, quasi calpestando una miriade di persone negli stretti corridoi.
Ora mi metto le gocce.
Sono piuttosto perplessa-.
prima di tutto c'è da fare una premessa:
mamma sto bene. Mi è solo uscito un pò di sangue dall'orecchio, ma ci sento e ho le medicine. Non avere ansie.
E ora posso cominciare col racconto.
Con Manuela sono andata all'ospedale del campus, reparto emergenze. Ovviamente privo di personale, c'era solo una cinese scocciatissima che ci ha detto di andare al Beisan 北三, ovvero prendere il bus e avventurarsi in un nuovo ospedale.
Noi abbiamo seguito le sue istruzioni e siamo arrivate al reparto emergenze di questo ospedale, un reparto tanto caotico quanto anti-igienico.
Malati dappertutto, barelle, vecchi, sedie a rotelle e tizi in mascherina ovunque.
Dopo le solite burocrazie mi mandano in una stanzetta dove un dottorino mi guarda nell'orecchio e mi dice che non è seria, mi prescrive delle gocce. E poi di nuovo in una stanza minuscola a pagare, quasi calpestando una miriade di persone negli stretti corridoi.
Ora mi metto le gocce.
Sono piuttosto perplessa-.
giovedì 26 febbraio 2009
Mon amour il Partito
Ringrazio il Partito, come sempre, per avermi dato la possibilità di espletare il mio dovere di immigrata, anche se in ritardo.
Il Partito, sempre pronto a raddrizzare le radici un pò storte, un pò inclinate, leggermente oblique, mi ha gentilmente tenuta per mano in questo momento di riscoperta dei miei doveri verso lo stato, dei diritti che non ho.
Mi ha fatto capire, ancora una volta, che non sono mai sola, che Lui mi sorveglia, è sempre con me, pronto ad individuare ogni mia mancanza e correggerla, se non coi campi di lavoro, almeno con una multa.
Ringrazio il Partito, e il suo braccio attivo e armato, la polizia, per avermi permesso anche oggi di percorrere distanze infinite, di perdere minuti eterni dietro burocrazie, banche, firme. Con impiegati a dir poco inetti che mi hanno mandato qua e là senza ben sapere dove dovessi andare.
Alla fine, comunque, grazie al Partito, ho esperito un'ennesimo calcio nel sedere e più di due km di corsa in bici con freni rotti.
Ho scoperto inoltre che col mio cinese ormai me la cavo in tutte le situazioni e d'ora in poi saprò dove pagare le multe, anche se mi auguro di non doverlo fare mai più
(per i posteri: la banca ICBC subito dopo l'incrocio con McDonalds, partendo da Chengfulu)
Consiglio a tutti di sbrigare la temporary residence registration form ENTRO 24H dall'arrivo in Cina, così come è scritto ovunque. A seguire il Partito non si sbaglia mai.
Quando, infine, sono tornata a casa sono passata davanti al supermercato e ho potuto ammirare orge di cinesi accalcati su bancarelle che vendevano pantofolo, scarpe,saponi. Ho augurato loro l'estinzione, ma non subitanea.
Aspettassero almeno che me ne vada di qui.
Il Partito, sempre pronto a raddrizzare le radici un pò storte, un pò inclinate, leggermente oblique, mi ha gentilmente tenuta per mano in questo momento di riscoperta dei miei doveri verso lo stato, dei diritti che non ho.
Mi ha fatto capire, ancora una volta, che non sono mai sola, che Lui mi sorveglia, è sempre con me, pronto ad individuare ogni mia mancanza e correggerla, se non coi campi di lavoro, almeno con una multa.
Ringrazio il Partito, e il suo braccio attivo e armato, la polizia, per avermi permesso anche oggi di percorrere distanze infinite, di perdere minuti eterni dietro burocrazie, banche, firme. Con impiegati a dir poco inetti che mi hanno mandato qua e là senza ben sapere dove dovessi andare.
Alla fine, comunque, grazie al Partito, ho esperito un'ennesimo calcio nel sedere e più di due km di corsa in bici con freni rotti.
Ho scoperto inoltre che col mio cinese ormai me la cavo in tutte le situazioni e d'ora in poi saprò dove pagare le multe, anche se mi auguro di non doverlo fare mai più
(per i posteri: la banca ICBC subito dopo l'incrocio con McDonalds, partendo da Chengfulu)
Consiglio a tutti di sbrigare la temporary residence registration form ENTRO 24H dall'arrivo in Cina, così come è scritto ovunque. A seguire il Partito non si sbaglia mai.
Quando, infine, sono tornata a casa sono passata davanti al supermercato e ho potuto ammirare orge di cinesi accalcati su bancarelle che vendevano pantofolo, scarpe,saponi. Ho augurato loro l'estinzione, ma non subitanea.
Aspettassero almeno che me ne vada di qui.
mercoledì 25 febbraio 2009
a spasso per il campus
Si cammina, sotto questo bel sole che non riscalda, o si pedala, parlando una lingua o un'altra o un'altra ancora, a seconda dell'interlocutore.
L'italiano lo lasciamo in disparte, per un pò, e l'inglese che dovrebbe essere così facile da riacciuffare, ecco che invece sfugge per lasciare posto al cinese.
Le cornacchie di Pechino sono sempre più rumorose, si muovono in branchi come noi.
Le guardo sempre quando riesco a coglierle tra i rami o tra i ciuffi d'erba rimanenti, una volta le ho beccate farsi un bagnetto nell'acqua di neve sciolta.
Allegre, gioiose.
E anche io sto bene, cerco di vivere al meglio ogni giorno di questa esperienza indefinibile, a tutto tondo.
L'italiano lo lasciamo in disparte, per un pò, e l'inglese che dovrebbe essere così facile da riacciuffare, ecco che invece sfugge per lasciare posto al cinese.
Le cornacchie di Pechino sono sempre più rumorose, si muovono in branchi come noi.
Le guardo sempre quando riesco a coglierle tra i rami o tra i ciuffi d'erba rimanenti, una volta le ho beccate farsi un bagnetto nell'acqua di neve sciolta.
Allegre, gioiose.
E anche io sto bene, cerco di vivere al meglio ogni giorno di questa esperienza indefinibile, a tutto tondo.
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